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Luigino Moro: dalle corse ai massaggi di Valerio Zeccato Ha accarezzato per anni muscoli famosi: quelli di Marco Pantani quando ha realizzato l’accoppiata Giro d’Italia e Tour de France, quelli di Bugno, Sorensen, Bartoli e tanti altri. Luigino Moro, quarantaseienne trevigiano oramai trapiantato in Romagna, è uno di quei personaggi schivi, poco inclini a salire alla ribalta, ma che hanno dentro umiltà, passione e dedizione in quantità industriali. Il tutto condito da quella saggezza che è un bene prezioso, per questo molto rara. A venticinque anni Luigino da Valdobbiadene ebbe il coraggio di dire basta al mondo dei professionisti e lo racconta ancora oggi con grande determinazione. «Ero uno dei gregari di Battaglin, ho provato per tre stagioni e ho visto che non avevo i mezzi per competere con quelli più forti e ho capito che per mangiare dovevo fare un altro mestiere. Mi piaceva fare i massaggi, sentivo tante sensazioni quando li facevano a me, e la mia intenzione era di entrare nell’ospedale di Forlì dove ancora oggi lavora mia moglie. Ho fatto la domanda per iscrivermi alla scuola di massiofisioterapista ma allora quei corsi erano a numero chiuso e dovevi prima passare un pre-esame. Dopo qualche tentativo ce l’ho fatta e due anni dopo avevo il mio bel diploma; il problema è che nel frattempo all’ospedale di Forlì non cercavano più quel tipo di personale e in pratica mi sono ritrovato con la porta chiusa in faccia. Col ciclismo il cordone ombelicale non si era mai staccato e ho iniziato a fare i massaggi alla Giacobazzi tra i dilettanti; poi mi ha chiamato Bruno Reverberi, che mi conosceva quando correvo, aveva bisogno di un massaggiatore e così ho iniziato la carriera tra i professionisti». Chi ha corso e ha ricevuto quotidianamente i massaggi, le attenzioni e le cure di altri massaggiatori, è avvantaggiato nella vostra professione? «Secondo me sì perché si riescono a capire le cose che vanno e che non vanno. Le sensazioni che ho provato quando erano gli altri a massaggiarmi io le riesco a riportare su chi sto massaggiando: saranno piccole sfumature forse, ma servono tantissimo per mettere a proprio agio il corridore e per lavorare al meglio». Col «sergente di ferro», Giancarlo Ferretti, Luigino Moro ha sempre avuto un rapporto particolare, tanto è vero che da due stagioni è tornato alla sua corte nella Fassa Bortolo, ma ci sono anche altre persone che hanno avuto influenza positiva nella sua vita. «Con Ferretti ho imparato l’importanza dell’organizzazione capillare, con lui non si sgarra; quando sei alle corse devi fare tante cose, dal lavare gli indumenti a guidare camper o camion, del nostro lavoro di massaggiatore faremo sì o no tre ore al giorno, e quindi ci vuole una grande organizzazione per andare avanti bene. Come massaggiatore devo molto a Gigi Sarti di Castel Bolognese, l’ho conosciuto alla MG e mi ha insegnato tante cose, un vero e proprio maestro non solo nei massaggi ma anche di vita». Quali sono le soddisfazioni di voi massaggiatori? «Vedere che il tuo lavoro viene apprezzato: se ogni anno ti cercano vuol dire che lavori bene. E poi quando alle corse incontri corridori che sono stati con te anni prima e ti salutano con sincera gioia, beh per me è una cosa molto bella». Tanti campioni tra le mani, tanti ricordi, ma chi è restato nel cuore? «Tanti, non vorrei fare dei torti, ma Bugno, Sorensen, Pantani e adesso Bartoli li cito volentieri». Già, il Pantani degli anni d’oro, quello che metteva tutti dietro. Ma è un personaggio così difficile come tanti dicono? «Direi proprio di no. Sono stato due stagioni con lui e non era affatto difficile andarci d’accordo. Sarà anche perché quando lo massaggiavo io ha vinto Giro e Tour e il clima era idilliaco, ma con Marco non ci sono mai stati problemi». Luigino Moro è nato a Valdobbiadene, nel trevigiano, il 15 novembre del 1956, ma vive in Romagna, a Forlì, da quando ha sposato la moglie Silvia, classe 1959, dirigente del personale infermieristico all’ospedale della città. La sua carriera nel ciclismo inizia a 15 anni, quando fa il suo esordio tra gli allievi con la casacca del Velo Club Enal di Belluno dove resta due stagioni ottenendo 6 vittorie; tra gli juniores indossa la maglia del Longarone, società bellunese, con la quale in due anni coglie 7 affermazioni. Tra i dilettanti corre per il Riese Pio X° di Castelfranco Veneto (Treviso), dopo due stagioni, una vittoria in Friuli e tanti secondi posti (lui si definisce un «eterno secondo»), passa professionista nella Inoxpran di Giovanni Battaglin. Tre stagioni tra i prof, un onesto gregariato, poi Moro capisce che non ha i mezzi per sfondare nel ciclismo e di conseguenza decide a soli 25 anni di appendere la bicicletta al fatidico chiodo. Consegue il diploma di massofisioterapista a Forlì e intanto trova lavoro al Soccorso Stradale di Faenza. La nuova professione di massaggiatore inizia con la società dilettantistica Giacobazzi di Nonantola e nel 1992 arriva la chiamata tra i professionisti grazie a Bruno Reverberi che lo vuole con sé nella Italbonifica Navigare. | |