Quando Forlì era l’esempio architettonico da imitare in tutta Italia.

Mostra Fino al 26 marzo Palazzo Albertini, oratorio San Sebastiano e sala XC Pacifici ospiteranno l’esposizione urbanistica dei progetti coniati sotto il fascismo, fra il 1922 ed il 1945.

Durante il Ventennio la città conobbe un “fervore edilizio” senza precedenti. Il regime voleva creare progetti imponenti, come l’autostrada Forlì – mare o il potenziamento dei centri termali di Fratta e Castrocaro. E in Etiopia doveva nascere una seconda Predappio.

 

Forlì, «Città del Duce»: così venne definita la nostra città alla fine degli anni Trenta. I progetti che sono in visione fi­no al 26 marzo presso il Palaz­zo Albertini, l’Oratorio di San Sebastiano e la Sala XC Pacifi­ci non si riferiscono solo a Forlì, ma anche a Predappio e a Castrocaro. Tali progetti archi­tettonico - urbanistici sono stati elaborati nel periodo 1922-45. Lo scopo di questa grandiosa proposta culturale che vede coinvolti oltre ai co­muni di Predappio e Castroca­ro, anche l’Archivio di Stato di Forlì, l’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione e della Soprin­tendenza per i Beni Ambienta­li e Architettonici di Ravenna, Ferrara, Forlì, Cesena, Rimini, è quella di un’analisi dei progetti in parte realizzati nel­la città, sia per quanto riguar­da l’espansione della stessa, sia per il restauro e la conser­vazione di parti storiche.

 

 

Forlì, ponte della Romagna

Nella nuova «imago urbis», Forlì doveva essere un centro di importanza rilevante sia dal punto di vista economico sia turistico: doveva essere un ponte per la Riviera Romagno­la e per i centri collinari. Se­condo questo piano la nostra città conobbe, durante il Ven­tennio, un «fervore edilizio» mai verificatosi in altri mo­menti storici neppure durante la Restaurazione. Forlì diven­ne, negli anni del regime «la proiezione - sono parole di Ulisse Tramonti - della cultu­ra architettonico - monumenta­le  razionalistica  operante nell’intero territorio naziona­le». Tale architettura era in parte ostacolata in questo set­tore, dallo Stato Pontificio. Nell’organigramma urbanistico il fascismo voleva lasciare un segno tangibile non solo a Forlì (i progetti per la nostra città sono in mostra presso il Palazzo Albertini), ma anche nei paesi e cittadine limitrofe (tali progetti sono esposti nel­la Sala XC Pacifici) come l’au­tostrada Forlì - mare o il poten­ziamento dei centri termali di Fratta e di Castrocaro, trasfor­mati per essere uno dei luoghi balneari più «esclusivi» d’Europa. Che dire, poi, di Predap­pio, culla del «culto» di Mus­solini? I palazzi più importanti furono progettati e finalizza­ti per valorizzare la patria del Duce, sorvegliata dall’alto dal castello delle Caminate; simbolo del potere fascista, illumi­nato da un faro di 8.000 cande­le che lo rendeva visibile ad una distanza di 60 km.

 

La Predappio d'Etiopia.

La Predappio di cui abbiamo par­lato è la cittadina romagnola, ma esisteva un’altra Predap­pio (solo sulla carta) e questa doveva essere situata in Etiopia. La sezione «Romagna d’Etiopia» è allestita presso l’Oratorio di San Sebastiano. Qui sono raccolte le iniziative nate nello steso ambito politi­co e rivolte ai territori coloniz­zati. Il disegno egemonico in­tendeva realizzare strutture agricole permanenti e, se ciò era riuscito in Libia, Eritrea e Somalia, non fu altrettanto fe­lice in Etiopia per le difficoltà climatiche, la grande varietà di terre occupate e l’assenza di vie di comunicazione. Furo­no creati enti di Colonizzazio­ne con lo scopo «di definire di­stretti agricoli nei territori oc­cupati - scrive Giuliano Gresleri - che avrebbero assunto il nome delle città da cui pro­venivano gli agricoltori. Dove­vano così essere attivati Litto­ria d’Etiopia, Sabaudia d’Etiopia, Bergamo d'Etiopia, e lo stesso per Bari, Taranto, Lecce, Forlì, Cesena, Ravenna. Tali progetti tuttavia rimasero sulla carta. L’unica eccezione fu per Romagna d’Etiopia che ebbe una vita di oltre 3 anni, dove 200 coloni-soldati forli­vesi, con l’aiuto di caterpillar e trattori fatti venire dall’Italia, misero in produzione 200.000 ettari di terreno. Per quanto riguarda Predappio d’Etiopia i progetti testimoniano l'intenzione di realizzare una città (mai costruita) di sicuro impegno architettonico. A latere della mostra, nel Palazzo Albertini, sono esposti 13 dipinti di Maceo Casadei dal titolo «Il percorso del Du­ce». Tali opere, realizzate dall’artista fra il 1920 e il 1935, sono conservate presso la Pinacoteca di Forlì.


Pagina del sito: Forlì - Bruno Raineri