Internazionale di fondo Dobbiaco-Cortina di 42 Km - 5 febbraio 2006
-La mia prima partecipazione ad una gara di fondo-

   Una sfida lanciata a me stesso. Una risposta ad una "provocazione" rivoltami dall'amico Gabriele.
Nel mio breve solitario soggiorno dell'8 dicembre 2005 a Cortina avevo deciso di abbandonare lo sci per le troppe delusioni costretto a subire. Deluso ed arrabbiato con me stesso decisi di anticipare il rientro a Forlì. Basta con lo sci! Basta con la neve! Basta con soggiorni invernali a Cortina! Queste le decisioni di quei giorni.
Poi un secondo breve soggiorno sempre a Cortina ai primi di gennaio 2006 con mia moglie e l'adorabile Kiko in concomitanza con la presenza degli amici Gabriele, Luigino, Silvia, Mauro, Andrea e Andrea (dal fisico bestiale) [APRI]. Sarà stato il loro coinvolgimento, sarà stato un mio diverso stato d'amimo, chissà per quale ragione, fatto sta che mi sono riavvicinato allo sci di fondo con entusiasmo e convinzione di riuscire a raggiungere una condizione tale da provare piacere e godimento nella pratica di questo sport. Al rientro a Forlì, spinto dall'entusiasmo e dalla maturata certezza di poter riuscire a sostenere i 42 Km della Dobbiaco-Cortina, comunico a Gabriele la mia intenzione di iscrivermi alla gara. Ed è così che il 27 gennaio siamo partiti noi due soli per Cortina. Avevo a disposizione solo otto giorni per impossessarmi di una tecnica sciistica di base in grado di farmi sostenere i 42 Km. In questi giorni di preparazione alla corsa del 5 febbraio Gabriele ha anche "partecipato (!?!)" ad un congresso a Sesto e ha soggiornato all'Hotel Santer di Dobbiaco. Comunque siamo riusciti ad organizzare allenamenti lungo il tratto dell'ex ferrovia dal lago di Landro a Fiames, a Dobbiaco, a San Candido [APRI], a Sesto, ad Anterselva e in Val Casies . Ma di fondamentale importanza è stata la decisione di prendere in questi giorni anche due lezioni di sci. Già a Forlì, prima della partenza, avevo pensato a questo e anche a quale maestro del Centro sci di fondo di Fiames rivolgermi. Una ragazza, Martina [APRI], che in altri momenti avevo avuto modo di notare ed apprezzare la sua grazia e pazienza nell'insegnare ad imbranati della mia razza. Non affermo nulla di esagerato nel dire che grazie ai suoi insegnamenti, in sole due ore, sono stato in grado di portare a termine la gara e, soprattutto, con uno sforzo fisico contenuto, con tecnica libera (skating).
La gara: domenica 5 febbraio. Sveglia alle 5.45. Abbondante colazione. Partenza con il pullman dell'organizzazione alle ore 7.20 da Fiames-Cortina per Dobbiaco. Arrivo circa alle 8.00 all'Hotel Santer di Dobbiaco. Incontro con Gabriele. Un caffettino insieme. Alle 8.45 circa trasferimento a piedi con sci in spalla al punto di partenza (piana dell'ex aeroporto di Dobbiaco). 9.20 entrata in griglia: Gabriele nella terza con partenza ore 9.40, io nella quarta (ultima) con partenza 9.45. Ho il numero 1550. Partenti circa 1300. Volutamente, per non recare danno a nessuno, mi porto all'ultimo posto. Dietro di me due sciatori fuori gara e una desolata distesa di neve. Strano ma non ho avvertito alcuna emozione. Eppure mi prestavo a sostenere una prova piena di imprevisti. Il via. Penso e seguo i suggerimenti di Martina, la mia maestra. Non strafare e cercare di far scivolare gli sci al meglio per limitare la spinta e fatica delle braccia. Uno due, uno due; uno due e tre, uno due e tre.... Fatto il tratto della piana dell'aeroporto transito per Dobbiaco in terzultima posizione. La folla mi applaude, mi incita, io rido e rispondo agli incitamenti con ringraziamenti e saluti. Lo so, se vuoi raccogliere applausi, o corri nelle prime posizioni, ma non li senti, o corri nelle ultime, e te li godi tutti. Il primo ristoro. Tè caldo e frutta secca. Due battute con gli addetti al rifornimento e ringraziamenti. Riparto. Primo imprevisto: non mi aspettavo un tratto di 1,5-2 Km in leggera salita verso il lago di Dobbiaco. Di tanto in tanto altri sorpassi. Transito al lago di Dobbiaco in 45 minuti: sono in anticipo secondo la mia tabella di 15 minuti circa. Mi sento carico a palla. Poi il secondo imprevisto: da quel punto a Sorgenti il percorso non è quello che immaginavo e che avevo provato all'inizio di gennaio. Deviazione verso destra. Sali e scendi fino al retro e parte alta del cimitero di guerra in località Sorgenti. Pensavo che in questo tratto il percorso gara seguisse quello dell'ex ferrovia e che arrivasse di fronte al cimitero costeggiando la statale, tratto tutto in pianura. Ciò che avevo guadagnato se ne stava andando. Comunque altri sorpassi di "sgaranvloni" messi peggio di me. Secondo rifornimento al lago di Landro. Sosta per tè, sali, frutta secca, due chiacchiere e ancora ringraziamenti. Ora il tratto più impegnativo verso Cimabanche con il passaggio della val Fonda. Comincio ad avvertire caldo. Mi rendo conto di essermi vestito troppo. Anche la sete si fa sentire. Su per la val Fonda comincio ad accusare fatica. Limito lo sforzo per non compromettere il tutto. La val Fonda è stupenda, per me il passaggio più bello di tutto il percorso. Mi accorgo di non godere e gioire del paesaggio. Brutto segno. Oltrepasso la strada per Misurina. Ancora salita e sempre più fatica. Non riesco a far scivolare gli sci. Uno due, uno due, ma procedo lentamente. Spingo con le racchette. Arrivo in cima. Sorpresa! La discesa, che in altri giorni era piana come un biliardo, è tutta una buca e avvallamenti. Non riesco a tenere gli sci a spazzaneve. Mi butto giù con gli sci paralleli. Aumento in velocità. Il sinistro, il solito sinistro, comincia ad andare per conto suo. L'equilibrio sempre più instabile. Decido di accovacciarmi e buttarmi di lato a terra in mezzo ad un cumulo di neve prima di rischiare di fermarmi contro un albero. Grazie al cielo tutto bene. Ancora la sete e la gola secca. Mentre mi rialzo, muovendo le racchette, dalla neve spunta una borraccia quasi piena di un liquido verde. Una borraccia lasciata o caduta ad uno degli oltre 1200 concorrenti passati. Non esito. Tolgo il tappo e bevo tutto il contenuto. Ancora ho un ricordo piacevole di quella bevanda. Chissà che cosa ho bevuto! Comunque male non mi ha fatto. La borraccia apparsa all'improvviso. Un caso? Chissà. Troppe cose accadono per caso. Riparto. Arrivo a Cimabanche alle 12.45. Trenta minuti prima della chiusura del cancelletto (il mio incubo!) fissato per le 13.15. Altro ristoro. Più lungo degli altri. Riparto. Ora solo discesa fino a Fiames. Anche in questo tratto sorpasso concorrenti. Gli sci vanno che è una meraviglia. I ragazzi del Centro di Fiames hanno fatto un ottimo lavoro con la sciolinatura. Arrivo a Fiames. Transito per il Centro. Lo speravo ma non ne ero certo di trovarla lì. Sento la sua voce che mi incitava. Martina, la mia maestra era lì. Mi sentivo felicissimo. Niente più fatica. Dovevo sciare al meglio perché lei mi stava osservando. Uno, due e tre. Invece ho fatto schifo. Breve sosta al rifornimento di Fiames. Riparto. Sento che sto sciando malissimo. Proprio ora! Alzo le racchette al cielo. Non è una imprecazione. Martina e io sappiamo il significato di quel gesto. Ultimo tratto verso Cortina. Arrivo in circa 4h 5'. Che rabbia! Se parlavo di meno ai ristori. Se mi vestivo in modo più adeguato, sarei stato sotto le 4 ore comodamente.

Rientro a Forlì in serata. Il giorno dopo già la classifica nel sito della Dobbiaco-Cortina. Trovo un tempo di 4h 4' 52" e circa 74 concorrenti dopo di me [RAINERI BRUNO M ITA 4:04:52.378] . [ZANOTTI GABRIELE M ITA 2:49:31.458]. Anche Andrea dal fisico bestiale ha partecipato alla gara. Questo il suo tempo: [MARTINI ANDREA M ITA 2:20:55.026]. Non so il numero dei ritirati. Ho saputo purtroppo di un decesso per infarto nel tratto di Carbonin. Maledizione! La notizia richiama in me un triste ricordo.
"Gabriele, se mai arrivi a questa pagina sappi che cercherò in due altre competizioni di arrivarti alle calcagna. Di soffiarti nel collo".

E' mia abitudine dedicare certe gare impegnative a persone a me care. Ho dedicato le mie 100 Km, le Gran fondo di bici (9 colli e Maratona delle Dolomiti) ed alcune maratone ai figli, alla moglie, ad alcuni amici e anche a me stesso. Intendevo dedicare questa mia prima gara di sci di fondo, forse la più grande sfida rivolta a me stesso dopo le 100 Km del Passatore, all'amico Gabriele. Poi visto il miracolo fatto da Martina, la mia maestra, avevo deciso di dedicarla a lei. La mia modesta prestazione l'ho invece dedicata, con immenso piacere, ad una persona molto cara a Martina. A te Agostino!




*** Il ragno sgaranvlone volante***

1  2
3  4

(1) In salita - (2) Il sorpasso - (3) La discesa - (4) L'arrivo



La medaglia

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